Vite infinite. Memorie ad accesso casuale di un videogamer

Vite infinite. Memorie ad accesso casuale di un videogamer è un libro di Diego K. Pierini che ci fa fare un salto nel passato, nel periodo in cui stavano venendo alla luce i primi videogiochi.

Dove collocare questo libro non è semplice: per stessa ammissione dell’autore non è una biografia e non è un libro di storia, non ha neanche la pretesa di essere un libro di sociologia. In realtà, leggendolo, sembra un mix di tante cose. Biografia dell’autore, storia della tecnologia, cambiamenti sociali. C’è tutto.

Scritto in maniera piacevole, non è sempre un libro semplice. D’altra parte l’autore è laureato in filosofia ed è ben lontano dallo stereotipo di nerd che tanto ci è stato veicolato negli ultimi anni. Se pensate che sia un ragazzo sovrappeso, pieno di brufoli anche se ha 40 anni e che non ha mai studiato vi sbagliate. L’autore di questo libro è un’altra cosa, laureato – come già detto – in filosofia, si occupa di teatro, film, musica e cinema. Insomma, una persona normale con il problema di avere (e aver avuto) una grande passione per i videogames. Per chiudere questa postilla sull’autore vi lascio il link a una sua intervista sul sito retrogamingplanet.it.

Il libro invece ci proietta nei panni di un ragazzino nato negli anni ’70 che a metà anni ’80 vive in prima persona l’avvento sempre più massiccio dei videogiochi. Non solo lui, ma è una memoria condivisa fra centinaia di ragazzi. Le prime sale giochi ma anche il gioco che entra nelle case con i primissimi computer e il floppy disk. S’intrecciano vari mondi. Quello aggregativo della sala giochi dove le sfide tra campioni del joystick erano all’ordine del giorno, dove si idolatravano i migliori e si faceva a gara per osservali giocare, sperando di apprendere qualcosa. Ma c’è anche un mondo più privato, quello del gioco a casa, nella propria stanzetta; un mondo che solo in parte non ha contatti con l’esterno perché i primi videogiochi erano veramente oggetto di pirateria selvaggia e quindi si raccontano i rapporti uno a uno tra gamer e “spacciatore” di floppy disk.

Ma oltre a queste esperienze e a mostrarci come si stava evolvendo la tecnologia del tempo, il libro ci racconta i giochi. Tanti titoli, più o meno famosi, descritti fugacemente ma che nel complesso ci fanno capire come il gioco al computer sia cambiato tecnicamente e dal punto di vista grafico. Bellissime, per esempio, le pagine che parlano dell’arrivo di Doom: un gioco innovativo dove i nemici da uccidere ti venivano addosso, una cosa che prima non si era mai vista!

Nel libro c’è anche lo scontro tra personal computer di varie marche e qualità. Scontro in cui tutti quelli nati fra metà anni ’70 e metà anni ’80 sono passati, perché c’era sempre un amico con un computer migliore del tuo. Probabilmente non era neanche migliore ma faceva cose che il tuo non poteva fare. Questo scontro fu superato e si creò un certo livellamento (inarrestabile) con l’arrivo delle consolle da gioco. L’autore conosce bene questa dinamica e non perde l’occasione di illuminarci anche su ciò.

Concludendo, senza andare oltre, il libro è un bel saggio e per chi ha vissuto quegli anni di grandi cambiamenti è sicuramente un tuffo nel passato: tanti ricordi ma anche tante informazioni che al tempo erano sfuggite. Se invece siete persone che non si sono mai interessate ai videogames forse il libro potrà sembrarvi inutile ma, anche se non capirete molte cose, vi garantisco che è affascinante vedere come i banali videogiochi riuscissero a creare una rete di persone anche senza internet, potete leggere il libro come una sorta di saggio storico-sociologico, perché, anche se l’autore dice il contrario, questo libro è proprio questo.

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell’arte…ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all’AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

Will

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell'arte...ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all'AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

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