Vorrei un tempo lento lento

Vorrei un tempo lento lento è un albo di Luigina Del Gobbo illustrato da Sophie Fatus, edito da Lapis edizioni. Circa quaranta pagine in un formato quadrato dove testo e immagini ci fanno capire come sia importante dare il giusto tempo ad ogni momento della giornata e della vita. Edito per la prima volta nel 2014 esce in una nuova edizione nel febbraio 2017 e con una prima ristampa a ottobre 2017.
Un bambino ci accompagna nella sua giornata dove vorrebbe avere il tempo adatto ad ogni evento, dal momento della sveglia dove servirebbe un tempo lento lento per uscire dal calduccino del letto senza fretta, come una sorta di rinascita. Ma c’è bisogno anche di un tempo lungo per passeggiare e andare a scuola, un tempo “mio” per fare quello che più si desidera, un tempo “zitto” dove potersi fermare e ascoltare il proprio respiro. Una delle pagine che più colpisce è forse quella dove il bambino dice di volere “un tempo lento a forma di bambino”, un invito ai grandi che devono lasciare spazio ai più piccoli per fare le proprie esperienze di crescita, seguendoli sempre da vicino senza però essere troppo invasivi.
E ancora un tempo “vuoto” da riempire con la fantasia e un tempo “giusto” dove sentirsi al sicuro e dipingere il futuro, un tempo “dolce” per addormentarsi delicatamente immersi nelle fiabe.
Per finire il bambino desidera ancora un tempo “lento” per “tornare dentro al guscio e fingermi pulcino”, un tempo lento e senza fine. E ci chiede a noi di conitnuare questa storia.

Una storia di testo e immagini che è un invito chiaro agli adulti: prendersi il giusto tempo per fare le cose in questa società sempre più frenetica e lasciare lo spazio necessario ai bambini per crescere senza troppa fretta.

All’interno dell’albo è presente anche un QR code che permette di ascoltare il testo del libro letto da Andrea Calabretta.

C’è una tribù di bambini

C’è una tribù di bambini è un albo di Lane Smith, stesso autore di È un libro. Una storia raccontata attraverso le immagini e con poche parole che sembrano quasi una poesia. Uno scorrere quasi ridondante che ci guida nel viaggio di un bambino alla scoperta della natura e della sua vera natura. Una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul bisogno di stare insieme ai propri simili che ognuno di noi ha: bisogno di famiglia ma anche di interazione con i propri pari.

Il bambino – dall’aspetto simile al ragazzo selvaggio di Truffaut – inizia il suo viaggio fra le capre…che ben presto salgono una montagna e lo lasciano solo. Trova allora dei pinguini ma anche loro, dopo un primo momento di unione, si gettano nelle acque gelide e se ne vanno. Il bimbo trova poi meduse e balene, corvi che volano, sassi e piante, elefanti e gorilla. Tutti sono in gruppo, drappello, banco, sciamo. L’impegno per imitare la natura è tanto ma non riesce mai a colmare le differenze innate. Il bambino trova poi delle tartarughe, troppo lente per lui. Qui il libro inizia a creare anche senso di angoscia, fa immedesimare il lettore nel ragazzo che sembra, nonostante gli sforzi, non trovare mai una sua collocazione nel reale.
Ma non si può arrendere e allora prova a diventare bruco e poi farfalla. Ma niente riesce a trovargli il giusto luogo dove stare. Se ne vanno gli animali e il ragazzo prova a diventare tutt’uno con delle comunità ancora più grandi e trascendentali: l’oceano, l’universo e le stelle. E davanti all’oceano e all’universo siamo davvero soli. Ma l’oceano e le stelle sono anche ispiratrici di grandi sogni.
Ci viene mostrato quanto siamo piccoli di fronte alla grandezza della natura e quanto ci possiamo trovare spaesati se non siamo in compagnia di nostri simili. E infatti, dopo queste tavole che ci lasciano con la voglia di sapere che andrà a finire bene, il ragazzo, dopo la notte, si sveglia e segue un sentiero di gusci colorati e trova la sua vera comunità: bambini con cui poter giocare a imitare la natura ma sempre esseri che fanno parte della stessa tribù, intesa come insieme di bimbi che giocano liberamente ma anche come famiglia con cui sentirsi tranquilli e sicuri, al posto giusto.

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