Finalmente l’AIB fa sentire la sua voce!

Logo AIBFinalmente l’AIB si fa sentire su questioni importanti. L’attenzione sul mondo del lavoro nelle biblioteche è finalmente evidente e i riflettori sono puntati anche sul far sentire la propria voce in casi di censura o di cattiva gestione (politica).

Piccola premessa: mi sono iscritto all’AIB quest’anno, con molta convinzione. Come mai, se lavoro ormai da quasi 10 anni nelle biblioteche, non l’ho fatto prima? Perché come quasi tutti quelli che operano in questo campo ho fatto la trafila del lavoro sottopagato, sono stato sfruttato e non mi è stato riconosciuto, neanche moralmente, quasi niente di quanto facevo. E non avevo mai visto l’AIB dire qualcosa in favore delle persone nella mia condizione.

Non scendo nel particolare e non voglio personalizzare questo articolo, dove vorrei parlare di tutt’altra cosa, ma ho sempre provato estremo dolore a vedere persone senza titoli, con poca esperienza e con pochissima voglia, passarmi avanti, con contratti e tutele ben superiori a quelle che avevo io.

Cosa c’entra l’AIB? Dall’AIB in quei tempi mi sarei aspettato prese di posizione, comunicati e altro che corressero in difesa di quanti versavano in condizioni di sfruttamento (di questo si tratta). Invece niente. Non ho mai visto grande ardore nel combattere questa battaglia. La colpa potrebbe essere mia che ho cercato male, che ho avuto cattive fonti d’informazione. Ne dubito.

Per tanti anni, ho percepito l’AIB come un’associazione riservata soprattutto a chi aveva la fortuna di essere bibliotecario o di lavorare in una biblioteca con contratti ben definiti.

L’AIB come un luogo (anche virtuale) dove venivano fatte e supportare tante iniziative, un bel modo di fare rete e scambiarsi informazioni. Ma, in fine dei conti, un’associazione alla quale dovevano fare riferimento soprattutto i dipendenti pubblici.

E gli impiegati nelle biblioteche con mansioni da bibliotecario (o assistente bibliotecario) attraverso associazioni e cooperative a che santo dovevano rivolgersi? Chi poteva, in maniera associativa, far sentire la loro voce?

Non credo che l’AIB oggi sia diventato il sindacato degli sfruttati culturali, non è neanche il suo ruolo. Qualcosa però credo sia cambiato? Negli ultimi tempi ho notato che l’AIB ha preso posizione su alcune questioni importanti, mettendosi in prima linea. Mi vengono in mente due cose: la contestazione della gara di appalto del servizio bibliotecario di Parma e il – tristissimo – caso di censura nella biblioteca di Todi.

Credo sia un primo importante passo. Il lavoro dei bibliotecari è bellissimo, visti i tempi spesso si scende a compromessi pur di lavorare, ma dobbiamo – l’AIB deve – far sentire la sua voce contro bandi di comuni che, facendo due conti, mostrano l’impossibilità di gestione del servizio in maniera limpida senza sfruttare e sottopagare le persone che poi verranno chiamate a lavorare. E quando si parla di lavoro, anche se viene fatto da soci di coop o di associazioni, non si può parlare di “volontariato”.

Penso sia un primo passo. Penso che tanto ci sia da fare ma credo anche che siano state messe le basi perché l’AIB diventi davvero il megafono di professionisti che troppo spesso sono strapazzati e trattati come volontari.

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell’arte…ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all’AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

Will

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell'arte...ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all'AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

2 pensieri riguardo “Finalmente l’AIB fa sentire la sua voce!

  • 20/06/2018 in 18:56
    Permalink

    Caro WIll, in realtà l’AIB si occupa da nni (purtroppo!) di casi come quello di Todi. Se riprendi i tanti comunicati e documenti pubblicati sul sito AIB potrai verificarlo (http://www.aib.it/categorie/struttura/osservatorio-lavoro-e-professione/) Così come- e pochi se ne ricordano – il lungo lavoro per far riconoscere la PROFESSIONE bibliotecaria. ( LEGGE 14 gennaio 2013, n. 4
    Disposizioni in materia di professioni non organizzate http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;4!vig=) Farà poco notizia, ma fa molto sostanza, soprattutto quando si alzano gli occhi e si guarda cosa succede nel resto del mondo. Cordiali saluti Gabriele De Veris bibliotecario

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    • 20/06/2018 in 21:57
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      Ciao Gabriele, intanto grazie per il commento!
      In parte devo darti ragione, d’altra parte, credo, che negli anni si sarebbe potuto fare di più. Il primo link che hai proposto mette in evidenza alcuni interventi interessanti, ma mi sembra che comunque siano degli ultimi due anni.
      Trovo poche cose direttamente riferite ai poveri lavoratori…basta fare un giro per le biblioteche, soprattutto nei paesi più piccoli, per vedere come siano tenute aperte soltanto da volontari o quasi: alla figura del bibliotecario, di solito costretto a compila scartoffie amministrative, si affiancano volontari di ogni tipo. Io vorrei che in questi casi l’AIB scrivesse ai comuni e dicesse chiaramente: “se uno è laureato in biblioteconomia, se cataloga e fa front e back office, quello è un bibliotecario e deve essere valorizzato e pagato per quel lavoro”. I comuni si accontentano anche di 20enni che invece di fare i camerieri tengono aperta la biblioteca? No, questo non si può fare altrimenti l’AIB di denuncia e fa in modo di non farti arrivare i finanziamenti! Un’associazione riconosciuta dal Ministero qualche peso politico ce l’avrà…
      Non si possono più vedere coop che fanno contratti “multiservizi” (cioè come se uno facesse le pulizie, con tutto il rispetto per chi fa questo lavoro), è vergognoso. Per lavorare in biblioteca e fare bibliotecario e ass. bibliotecario si fanno contratti che rispecchino e diano dignità a quel lavoro!
      Per aver fatto riconoscere la professione, invece, tanto di cappello!

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