Lei. La biografia illustrata di Vivian Maier

Il titolo è breve e semplice: Lei. E lei è Vivian Maier, conosciuta come una delle massime esponenti della street photography. Questo libro, che trasuda passione, è una biografia molto illustrata e con poche frasi.

lei vivian maierIl libro funziona e ha un target di età molto ampio, è godibile sia da un bambino delle scuole medie che da un ragazzo delle superiori. Soprattutto le ragazze lo apprezzeranno molto, identificandosi nella figura di questa donna – un po’ strana – che senza saperlo ha fatto parte di una corrente fotografica tra le più fortunate del ‘900.

Ormai è già stato detto molto di questa opera, una tra le più apprezzate degli ultimi anni e proposta in varie salse ai ragazzi delle scuole. Risulta comunque importante parlarne perché è un libro di grande impatto sui giovani lettori. Vivian Maier è stata una donna che ha vissuto semplicemente, ha condotto una vita normale svolgendo lavori normali, un’artista che non sapeva di esserlo. Si dice fosse burbera ma sicuramente amava il prossimo come pochi altri. Un amore che la portava a fotografare le scene ma soprattutto le persone che incontrava quotidianamente.

Il fotografare il suo presente fatto di cose routinarie l’ha resa grande. E ancora più grande perché donna, in un periodo in cui la scena della street photography era dominata da uomini: mentre maestri assoluti della fotografia come Henry Cartier-Bresson si stavano affermando a livello mondiale, Vivian Maier faceva di lavoro la baby-sitter e intanto scattava fotografie. Poi le sviluppava in proprio, in “studi fotografici” improvvisati e ammassava i negativi in scatoloni.

L’arte di Vivian Maier è uscita allo scoperto nel 2007 quasi per caso (lei sarebbe morta qualche anno dopo): John Maloof voleva fare una ricerca su Chicago e acquistò all’astAutoritratto Vivian Maiera per 380 dollari una serie di oggetti del passato, tra i quali c’erano anche i negativi di Vivian. Da lì la ricerca biografica sull’autrice di quelle foto e il percorso che ha portato la Maier a essere riconosciuta come una delle fotografe più importanti del ‘900 e un’icona femminile del suo tempo.

Il libro Рillustrato magistralmente Рprende spunto dalle immagini di Vivian, la stessa immagine della copertina ̬ ispirata a uno dei famosi autoritratti.

Tutti questi elementi fanno del libro di Cinzia Ghigliano un’opera destinata a rimanere nel tempo. A raccontare la vita dei grandi artisti si rischia di cadere nel banale, raccontarla poi con delle illustrazioni può portare a storie poco comprensibili.

Vivian Maier ci ha raccontato i volti e le strade del suo tempo ma con le sue foto ci ha anche lasciato la sua autobiografia: l’autrice del libro è stata abilissima a capire ciò e a narrare la vita di Vivian Maier con una capacità unica, illustrando la biografia di Vivian ripercorrendo le sue immagini e usando poco testo. Un altro punto di forza è proprio quello di lasciar parlare le immagini e i ragazzi e ragazze che hanno avuto la possibilità di sfogliare questo libro sono stati entusiasti di scoprire la personalità e l’arte di una donna come Vivian Maier.

Il libro è del 2006, edito da Orecchio Acerbo. Per acquistarlo su Amazon: Lei. Vivian Maier

Un non giallo – “Nel più bel sogno” di Marco Vichi

Avrei voluto conoscere il Commissario Bordelli molto prima. Avrei voluto conoscerlo anni fa perchè il commissario è uno di quei personaggi che vorresti fossero veri per passarci insieme una serata. Vorresti bere con lui un bicchiere di vino, magari quello che gli piace tanto dei Balzini, oppure un bicchierino di grappa insieme a Dante parlando di filosofia, vorresti passeggiare in mezzo ai suoi boschi e soprattutto ascoltare le storie che lui e i suoi amici raccontano davanti al camino acceso.

marco vichi nel più bel sognoPurtroppo ho fatto la sua conoscenza soltanto quest’anno, alle prese con una Firenze immersa nello spirito del 1968, nell’ultimo libro Nel più bel sogno di Marco Vichi, ma non mancherò di recuperare i precedenti.

Parlando di commissari, investigazioni ed omicidi pensiamo subito ad un giallo. Ma vi posso assicurare che questo romanzo non lo è affatto. Il lavoro di Bordelli è solo un modo per raccontare la vita fiorentina degli anni ’60. Firenze e la sua storia sono le grandi protagoniste del romanzo, insieme all’animo umano, investigato con grande curiosità dal commissario. Lo stesso Vichi in una presentazione ha affermato che i suoi libri non sono dei gialli.

In quest’ultimo libro in particolare Bordelli riflette tantissimo sul passato, sulla guerra, sui fantasmi che ha creato, in opposizione al fermento giovanile del 1968, alla voglia di cambiamento, a cui il commissario stesso pensa senza sapere bene cosa pensarne. Ne è attratto ma non riesce ad inquadrarlo. Tutto il romanzo gioca su questo contrasto passato/presente senza tralasciare l’aspetto investigativo, molti sono infatti i casi con cui il commissario viene messo alla prova in queste pagine.

Nonostante qualche difetto (il libro è onestamente troppo lungo e il protagonista rimugina un po’ troppo spesso sugli stessi concetti e la sua passione per le donne rasenta il fastidioso) la scrittura è scorrevole e il testo è ricco di riferimenti storici, letterari, politici, ma anche artistici e musicali. Vieni incuriosito dalle letture del commissario, dalla musica che ascolta, dai quadri che descrive. Insomma non ci si può annoiare scorrendo le pagine di questo libro e sembra quasi che l’autore sia un amico che consiglia letture, ascolti, paesaggi da assaporare con lo sguardo.

Consigliato a chiunque, non solo ai fiorentini che vi ritroveranno luoghi familiari, ma a tutti coloro che voglio leggere un bel romanzo che ti lascia qualcosa a cui pensare piacevolmente anche una volta finito.

Per acquistare il libro online: Nel più bel sogno. Una nuova avventura del commissario Bordelli

La stanza profonda di Vanni Santoni

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Si tratta di un libro che mi ha trascinato all’interno delle sue pagine. Letto in brevissimo tempo, La stanza profonda di Vanni Santoni, rappresenta un romanzo di nicchia che non piacerà a tutti. Non è necessario essere entrati in una stanza profonda per godere a pieno di questa opera ma qualcosa sui giochi di ruolo va saputa.

Chi è entrato in una stanza profonda troverà tanti punti in comune con i protagonisti di questo romanzo, così come si identificheranno in loro molto bene quelli nati tra gli anni ’70 e ’80. La stanza profonda diventa un luogo cardine del romanzo ma in realtà la stanza profonda è un posto ed altri mille. Stanze più o meno illuminate che nelle serate degli adolescenti di provincia diventano bunker quasi impenetrabili. Quasi, perché ogni tanto qualcuno di nuovo entra…magari sta poco, fa una partita e poi scompare.

Vanni Santoni scrive questo romanzo e ci porta nel suo mondo: adolescenti avidi lettori di manuali di giochi di ruolo, estati passate a progettare storie avvincenti, amici che vanno e vengono e che, in alcuni casi, sono legati soltanto dal gioco. Serate iniziate dopo cena e finite all’alba nello scantinato di una casa di campagna, tra birre, sigarette e, ogni tanto, una canna. Matita in mano, dadi sul tavolo e qualche pezzo di carta. Poi ci sono loro con le loro scelte. La forza del gioco di ruolo è proprio quella di unire gente che altrimenti neanche si sarebbe parlata. Il gioco di ruolo tiene insieme un gruppo di persone con un obiettivo comune. Vita reale e vita da giocatori si mescolano e diventano tutt’uno.

C’è tanto di vero in questa storia che Santoni sa magistralmente raccontare, unendo avvenimenti che non sappiamo se siano veri o frutto dell’immaginazione. Il libro ha poco più di 150 pagine ma basta per far capire l’aria che si respira intorno a un tavolo dove si gioca a D&D o ad altri giochi simili.

Se si conoscono i giochi di ruolo e il mondo della provincia è sicuramente più facile entrare nella mente dei personaggi e respirare gli odori dei luoghi, ma anche se non siamo avvezzi a tutto ciò, l’idea di cosa è un gioco di ruolo arriva…e non sarà necessariamente un’idea positiva.

Il libro, nello stile di Vanni Santoni, si interseca con gli altri scritti dall’autore. I personaggi già presenti in altri lavori ritornano e continuano a raccontarci la loro storia.

Il libro si presenta adatto a un pubblico di adulti nostalgici che hanno avuto a che fare con i giochi di ruolo nella loro gioventù. Al contempo, il racconto in stile biografico si presenta ottimo anche per un pubblico di giovani adulti che dopo la lettura potrebbero addirittura aver voglia di approfondire il mondo di D&D. In una biblioteca, se presente una sezione giochi o una sala dedicata ai giovani, questo libro non può mancare.

Per acquistare il libro su Amazon: La stanza profonda

A piedi nudi su Marte di Adrian Fartade

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A piedi nudi su Marte. Viaggio nel sistema solare interno: 4 pianeti, 3 lune e una stella coi fiocchi sono il titolo e sottotitolo del libro uscito il 10 aprile 2018 e scritto da Adrian Fartade, per Rizzoli.

Piccola nota personale ad anticipare il tutto. Ho conosciuto Adrian qualche anno fa all’università, nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo. Lui è più giovane di me e se non sbaglio era iscritto alla Laurea triennale in filosofia mentre io stavo già frequentando la specialistica. Ci ritrovammo a frequentare entrambi il corso di inglese, con frequenza obbligatoria (o quasi). Il corso di inglese, ma soprattutto l’esame, era uno spauracchio per noi aspiranti filosofi e storici. Adrian dimostrava di sapere molto bene l’inglese ed era il più ambito da avere al proprio fianco durante lo scritto. Mi ricordo che era un tipo molto impegnato, un po’ sulle sue, e non mi sembra di averci parlato mai più di tanto. Io mi ricordo di lui, forse lui di me non si ricorda neanche. Mi ricordo che iniziai a seguire il suo canale su Youtube quando ancora non aveva molti seguaci e ho seguito molte volte le sue dirette notturne a parlare di spazio (sono sempre stato affascinato dall’universo e i suoi segreti). Sullo schermo non era affatto sulle sue, anzi! Gli feci anche la stupida domanda su come mai una persona così interessata allo spazio avesse scelto di laurearsi in filosofia…come se io non avessi già fatto esami su esami su Galileo! In realtà volevo che dicesse agli altri che seguivano il canale quanto la filosofia sia importante per l’esplorazione spaziale. Per finire questa storia personale: facemmo l’esame di inglese in giorni e classi diverse, entrambi lo passammo. Con il tempo ho capito perché sapeva bene l’inglese: passava ore e ore a leggere articoli scientifici in lingua inglese per aggiornarsi sullo stato dell’arte dell’esplorazione spaziale (e, sono convinto, non solo).

Dopo tanti anni è diventato uno youtuber molto apprezzato e seguito, partecipa a programmi radio con il Trio Medusa, conduce trasmissioni televisive, fa teatro e porta in giro la scienza. Riassumendo: fa il divulgatore scientifico divertente (che non vuol dire essere dei giullari). E alla fine ha scritto anche un libro che si presenta come un viaggio fantastico nel sistema solare, una visita sui pianeti vicini alla Terra che diventano quasi luoghi da visitare…ed è proprio quello che fa l’esplorazione spaziale!

Un libro divulgativo senza dubbio ma che affronta in maniera semplice argomenti non sempre facili. Ricorrendo ad esempi divertenti Adrian riesce a raccontare l’esplorazione spaziale in maniera che tutti possano goderne. Non abbiate paura e lasciatevi trascinare dalle pagine di questo libro, ben scritto e che si lascia leggere facilmente. Si tratta di un libro che mostra anche come sia possibile imparare divertendosi leggendo un libro. Per ovvi motivi viene da suggerire il libro anche come proposta di lettura scolastica. Il fatto che Adrian sia anche uno youtuber molto apprezzato favorirà sicuramente la diffusione del libro fra i seguaci del suo canale e fra i ragazzi più giovani, che già conoscono l’autore attraverso il web.

Di seguito il link per comprare il libro su Amazon: A piedi nudi su Marte. Viaggio nel sistema solare interno: 4 pianeti, 3 lune e una stella coi fiocchi

Questo invece è il sito fondato da Adrian: www.link2universe.net

Vazquez di Francesco Di Filippo

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Vazquez è un “Pulp alla Pugliese”, e già questa definizione breve ma efficace che esce dalla penna dell’autore Francesco Di Filippo, potrebbe essere sufficiente a chiuderne la recensione. Allo stesso modo in cui sostanzialmente la apre, perché per quanto l’assenza di termini dialettali sia piuttosto indiscutibile, la Puglia si respira, si immagina, a volte sembra quasi di assaporarla.

Francesco Di Filippo nella vita è professore all’interno di un istituto superiore (no, il fatto che l’edificio che fa da sfondo ad alcune parti della storia porti il suo nome, è decisamente voluto ma assolutamente irreale al momento), e malgrado sia nato a Trani ,vive e lavora nel bel mezzo del centro Italia, più precisamente nel Valdarno Superiore Toscano.

La passione per i libri gialli lo porta a scrivere una serie di piccoli racconti a tempo perso, dove si delinea la figura di questo detective apparentemente privo di morale, più un faccendiere dedito alla risoluzione di trame appena fuori dai limiti della legge, che un investigatore per vocazione. Vazquez inizia così a vivere nei meandri di due riviste online di racconti noir, prima di trovarsi impegnato – un po’ per scherzo ed un po’ no – in uno più lungo, destinato alla presentazione al prestigioso premio Nebbia Gialla di Suzzara (ed a raggiungerne la finale), per poi divenire l’opera prima di Di Filippo.

La missione di questo libro agile, snello e piacevole nello scorrimento, sembra esser l’indagine di vizi e virtù dei pugliesi stessi, che Di Filippo conosce molto bene. Presumibilmente racconta il mondo di una provincia non necessariamente circoscritto alla coda dello stivale che viviamo, in particolare per quanto riguarda il contorto mondo giovanile – motore indiretto dei fatti narrati – che Di Filippo conosce  in modo biblico in quanto docente.

In una serie di scene surreali, dialoghi che strappano talvolta un ghigno ed altre una risata fragorosa, personaggi in parte ispirati (quando non si tratta di volute citazioni) alla realtà vissuta dall’autore, Di Filippo confeziona un prodotto che fila via liscio. Una narrazione dove c’è violenza ma non troppo, dove mafia, prostituzione, stupro ed omicidio si alternano con discussioni simpatiche da osteria,  dove l’autore riesce anche a metter nero su bianco la sua personalissima ricetta di Melanzane alla Parmigiana. Grazie a tutto questo, l’intreccio si sviluppa in modo avvincente quasi subito, cresce con il divorarsi delle pagine, e si conclude con un pizzico di amarezza guardando al passato del protagonista.

Quel Vazquez che è più un faccendiere da due soldi che un detective, di quelli che gli piacciono “lavoretti facili, grappa, cene a crepapelle e mignotte”. Una sorta di anti eroe immediatamente riconducibile (seppur dietro uno spesso velo di menefreghismo) nella sfera dei buoni, delle quali avventure – presumibilmente – avremo modo di leggere ancora.

Il libro, edito da EBS Print, può essere acquistato online al seguente indirizzo: https://www.unilibro.it/libro/di-filippo-francesco/vazquez/9788893493239

Vorrei un tempo lento lento

Vorrei un tempo lento lento è un albo di Luigina Del Gobbo illustrato da Sophie Fatus, edito da Lapis edizioni. Circa quaranta pagine in un formato quadrato dove testo e immagini ci fanno capire come sia importante dare il giusto tempo ad ogni momento della giornata e della vita. Edito per la prima volta nel 2014 esce in una nuova edizione nel febbraio 2017 e con una prima ristampa a ottobre 2017.
Un bambino ci accompagna nella sua giornata dove vorrebbe avere il tempo adatto ad ogni evento, dal momento della sveglia dove servirebbe un tempo lento lento per uscire dal calduccino del letto senza fretta, come una sorta di rinascita. Ma c’è bisogno anche di un tempo lungo per passeggiare e andare a scuola, un tempo “mio” per fare quello che più si desidera, un tempo “zitto” dove potersi fermare e ascoltare il proprio respiro. Una delle pagine che più colpisce è forse quella dove il bambino dice di volere “un tempo lento a forma di bambino”, un invito ai grandi che devono lasciare spazio ai più piccoli per fare le proprie esperienze di crescita, seguendoli sempre da vicino senza però essere troppo invasivi.
E ancora un tempo “vuoto” da riempire con la fantasia e un tempo “giusto” dove sentirsi al sicuro e dipingere il futuro, un tempo “dolce” per addormentarsi delicatamente immersi nelle fiabe.
Per finire il bambino desidera ancora un tempo “lento” per “tornare dentro al guscio e fingermi pulcino”, un tempo lento e senza fine. E ci chiede a noi di conitnuare questa storia.

Una storia di testo e immagini che è un invito chiaro agli adulti: prendersi il giusto tempo per fare le cose in questa società sempre più frenetica e lasciare lo spazio necessario ai bambini per crescere senza troppa fretta.

All’interno dell’albo è presente anche un QR code che permette di ascoltare il testo del libro letto da Andrea Calabretta.

C’è una tribù di bambini

C’è una tribù di bambini è un albo di Lane Smith, stesso autore di È un libro. Una storia raccontata attraverso le immagini e con poche parole che sembrano quasi una poesia. Uno scorrere quasi ridondante che ci guida nel viaggio di un bambino alla scoperta della natura e della sua vera natura. Una riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul bisogno di stare insieme ai propri simili che ognuno di noi ha: bisogno di famiglia ma anche di interazione con i propri pari.

Il bambino – dall’aspetto simile al ragazzo selvaggio di Truffaut – inizia il suo viaggio fra le capre…che ben presto salgono una montagna e lo lasciano solo. Trova allora dei pinguini ma anche loro, dopo un primo momento di unione, si gettano nelle acque gelide e se ne vanno. Il bimbo trova poi meduse e balene, corvi che volano, sassi e piante, elefanti e gorilla. Tutti sono in gruppo, drappello, banco, sciamo. L’impegno per imitare la natura è tanto ma non riesce mai a colmare le differenze innate. Il bambino trova poi delle tartarughe, troppo lente per lui. Qui il libro inizia a creare anche senso di angoscia, fa immedesimare il lettore nel ragazzo che sembra, nonostante gli sforzi, non trovare mai una sua collocazione nel reale.
Ma non si può arrendere e allora prova a diventare bruco e poi farfalla. Ma niente riesce a trovargli il giusto luogo dove stare. Se ne vanno gli animali e il ragazzo prova a diventare tutt’uno con delle comunità ancora più grandi e trascendentali: l’oceano, l’universo e le stelle. E davanti all’oceano e all’universo siamo davvero soli. Ma l’oceano e le stelle sono anche ispiratrici di grandi sogni.
Ci viene mostrato quanto siamo piccoli di fronte alla grandezza della natura e quanto ci possiamo trovare spaesati se non siamo in compagnia di nostri simili. E infatti, dopo queste tavole che ci lasciano con la voglia di sapere che andrà a finire bene, il ragazzo, dopo la notte, si sveglia e segue un sentiero di gusci colorati e trova la sua vera comunità: bambini con cui poter giocare a imitare la natura ma sempre esseri che fanno parte della stessa tribù, intesa come insieme di bimbi che giocano liberamente ma anche come famiglia con cui sentirsi tranquilli e sicuri, al posto giusto.

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