Lupo Baldo di Éric Battut

lupo baldo

Delizioso racconto che aiuta i più piccoli ad approcciare il tema della paura, acquistando consapevolezza del fatto che tutti, proprio tutti, hanno paura di qualcosa. Dolcissimo il finale con l’abbraccio rassicurante di mamma lupo.

A caccia dell’Orso di Michael Rosen e Helen Oxenbury

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Un classico della letteratura per l’infanzia. A metà strada fra il racconto d’avventura e di formazione, narra il viaggio di una famiglia che si mette alla ricerca dell’orso. Fra campi di erba frusciante, fiumi da guadare, tempeste da superare, giungeranno, alla fine, faccia a faccia con l’orso, scoprendo l’importanza di restare uniti.

L’albero vanitoso di Nicoletta Costa

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Racconto ed illustrazioni semplici, adatte ai più piccoli, avvicinano i bimbi al riconoscimento dei cambiamenti stagionali dal punto di vista di un giovane albero che teme di perdere le proprie foglie.

i un giovane albero che teme di perdere le proprie foglie.

 

Papà, mi prendi la luna, per favore? di Eric Carle

Racconto poetico e delicato dell’amore che lega un padre ad una figlia. La luna diventa il simbolo dell’affetto cosmico che li lega e del tentativo di donare anche l’impossibile alla propria bimba.

Kingdomino, un gioco da tavolo perfetto per una biblioteca!

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Kingdomino è un gioco da tavolo che si adatta bene alle esigenze di una biblioteca che sta sviluppando una sezione giochi: regole semplici, tempi di giochi brevi, adatto a quasi tutte le fasce di età.

Ed ecco il primo vero gioco da tavolo recensito su BiblioLink: Kingdomino. Un gioco che si adatta benissimo alle esigenze di una biblioteca dove gli utenti, almeno all’inizio, cercheranno giochi semplici, veloci e con poche regole. Altro punto a favore è che si può giocare anche in due (fino a un massimo di quattro). Un gioco che, visto le tre pagine scarse di regole, farà felici anche i bibliotecari che potranno trovarsi a dover spiegare il regolamento.

Fondamentalmente si tratta di un gioco a tessere (un domino, appunto) a turni, creato da Bruno Cathala e pubblicato in Italia da Oliphante. La scatola contiene 4 castelli (da montare), le pedine giocatore (8, due per ogni colore), le 48 tessere paesaggio, 4 tesserine iniziali (dove si metterà sopra il castello). Tutti materiali molto buoni, le tesserine sono di cartone rinforzato e ben plastificate. Il gioco dovrebbe resistere a molte ore di gioco.

Il gioco è semplice, si deve costruire un proprio regno assemblando le tessere paesaggio in modo che due lati adiacenti siano della stessa tipologia. Più facile a farsi che a dirsi. Senza vedere tutte le regole, la partita , se si conosce il gioco, comincia in 5 minuti e dura, al massimo 15/20 minuti. Se si devono spiegare le regole conviene fare una partita di prova e in 10/15 minuti i giocatori meno esperti saranno in grado di portare avanti da soli la sfida.

Il gioco non necessità di grandissimi spazi ma un tavolo abbastanza grande è necessario. Non serve parlare ad alta voce e la scatola è ben costruita per tenere organizzati e in ordine le tessere e le pedine.

Si tratta di un ottimo gioco che in una sezione dedicata a questi materiali in biblioteca non può di certo mancare. La bontà del gioco è confermata dalla vittoria dello Spiel des Jahres 2017, forse il riconoscimento più importante per i giochi da tavolo. Risulta in gara anche per il premio Gioco dell’Anno che viene conferito al Lucca Comics & Games.

Prosciutto e uova verdi di Dr. Seuss

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Con uno stile raffinato e d’altri tempi, ma al contempo curioso ed accattivante per i bimbi, due buffi e bizzarri personaggi, mettono in scena la resistenza dei bimbi ad assaggiare cibi nuovi e l’insistenza, talvolta proposta mediante espedienti improbabili, dei genitori, nel proporre pietanze diverse. Scritto in rima baciata, resta un classico.

Gelosia di Violeta Monreal

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La storia di Cristina aiuta i bimbi ad elaborare i cambiamenti emotivi e relazionali relativi all’arrivo di un fratellino e, al contempo, insegna l’importanza di riporre fiducia nell’affetto dei propri genitori.

“The librarian”: un gioco creato da Octavi Navarro

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The librarian è un gioco creato dal pixel artist Octavi Navarro e narra la storia di un bibliotecario intento a salvare la sua biblioteca.

Il gioco è un puzzle game indie molto semplice: ricorda molto i primi videogames per PC degli anni ’80/’90. Si devono compiere alcune azioni per avanzare nella storia, avere una buona osservazione e lasciarsi trascinare dagli eventi.

Octavi Navarro è un pixel artist e il gioco segue la sua filosofia di creare con i pixel. I pixel, per chi non lo sapesse, sono i quadratini che uniti insieme ci permettono di vedere le immagini sul monitor. Oggi non ce ne rendiamo conto perché la risoluzione degli schermi permette di avere tanti piccolissimi e impercettibili quadratini, ma qualche anno fa i quadratini erano molto più grandi…artisti come Octavi creano giochi e altre opere con pixel grandi. Il vintage, si sa, è sempre di gran moda!

Il gioco racconta la storia di un bibliotecario che si sveglia, nel pieno della notte, turbato da un colpo di vento che apre la finestra della sua camera. Da qui in poi dobbiamo guidarlo alla scoperta di cosa sta accadendo. I rumori vengono dalla biblioteca che lui deve curare e proteggere! Le azioni da compiere sono piuttosto semplici, niente di complicato. Anche i rompicapo che si presentano nel gioco sono piuttosto facili da risolvere.

Una volta che il nostro bibliotecario avrò risolto il problema tutto tornerà alla normalità. La biblioteca è salva! E lui potrà tornare a casa sua per riposarsi un po’.

Il gioco, come detto, non è molto complicato; in ogni caso viene fornita anche una guida passo passo per risolvere gli enigmi e svolgere al momento giusto le azioni richieste. Si tratta di una storia e di un’opera di pixel art, ben diversa ai titoli da PlayStation ai quali siamo ormai abituati. La storia è facilmente completabile in circa 15 minuti. In ogni caso, vale la pena provare!

Il gioco è distribuito gratuitamente (potete fare una donazione) e non richiede installazione, potete trovarlo al seguente indirizzo: https://pixelshuh.itch.io/the-librarian

Di seguito il trailer del gioco da Youtube:

Vite infinite. Memorie ad accesso casuale di un videogamer

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Vite infinite. Memorie ad accesso casuale di un videogamer è un libro di Diego K. Pierini che ci fa fare un salto nel passato, nel periodo in cui stavano venendo alla luce i primi videogiochi.

Dove collocare questo libro non è semplice: per stessa ammissione dell’autore non è una biografia e non è un libro di storia, non ha neanche la pretesa di essere un libro di sociologia. In realtà, leggendolo, sembra un mix di tante cose. Biografia dell’autore, storia della tecnologia, cambiamenti sociali. C’è tutto.

Scritto in maniera piacevole, non è sempre un libro semplice. D’altra parte l’autore è laureato in filosofia ed è ben lontano dallo stereotipo di nerd che tanto ci è stato veicolato negli ultimi anni. Se pensate che sia un ragazzo sovrappeso, pieno di brufoli anche se ha 40 anni e che non ha mai studiato vi sbagliate. L’autore di questo libro è un’altra cosa, laureato – come già detto – in filosofia, si occupa di teatro, film, musica e cinema. Insomma, una persona normale con il problema di avere (e aver avuto) una grande passione per i videogames. Per chiudere questa postilla sull’autore vi lascio il link a una sua intervista sul sito retrogamingplanet.it.

Il libro invece ci proietta nei panni di un ragazzino nato negli anni ’70 che a metà anni ’80 vive in prima persona l’avvento sempre più massiccio dei videogiochi. Non solo lui, ma è una memoria condivisa fra centinaia di ragazzi. Le prime sale giochi ma anche il gioco che entra nelle case con i primissimi computer e il floppy disk. S’intrecciano vari mondi. Quello aggregativo della sala giochi dove le sfide tra campioni del joystick erano all’ordine del giorno, dove si idolatravano i migliori e si faceva a gara per osservali giocare, sperando di apprendere qualcosa. Ma c’è anche un mondo più privato, quello del gioco a casa, nella propria stanzetta; un mondo che solo in parte non ha contatti con l’esterno perché i primi videogiochi erano veramente oggetto di pirateria selvaggia e quindi si raccontano i rapporti uno a uno tra gamer e “spacciatore” di floppy disk.

Ma oltre a queste esperienze e a mostrarci come si stava evolvendo la tecnologia del tempo, il libro ci racconta i giochi. Tanti titoli, più o meno famosi, descritti fugacemente ma che nel complesso ci fanno capire come il gioco al computer sia cambiato tecnicamente e dal punto di vista grafico. Bellissime, per esempio, le pagine che parlano dell’arrivo di Doom: un gioco innovativo dove i nemici da uccidere ti venivano addosso, una cosa che prima non si era mai vista!

Nel libro c’è anche lo scontro tra personal computer di varie marche e qualità. Scontro in cui tutti quelli nati fra metà anni ’70 e metà anni ’80 sono passati, perché c’era sempre un amico con un computer migliore del tuo. Probabilmente non era neanche migliore ma faceva cose che il tuo non poteva fare. Questo scontro fu superato e si creò un certo livellamento (inarrestabile) con l’arrivo delle consolle da gioco. L’autore conosce bene questa dinamica e non perde l’occasione di illuminarci anche su ciò.

Concludendo, senza andare oltre, il libro è un bel saggio e per chi ha vissuto quegli anni di grandi cambiamenti è sicuramente un tuffo nel passato: tanti ricordi ma anche tante informazioni che al tempo erano sfuggite. Se invece siete persone che non si sono mai interessate ai videogames forse il libro potrà sembrarvi inutile ma, anche se non capirete molte cose, vi garantisco che è affascinante vedere come i banali videogiochi riuscissero a creare una rete di persone anche senza internet, potete leggere il libro come una sorta di saggio storico-sociologico, perché, anche se l’autore dice il contrario, questo libro è proprio questo.

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