International Games Week

Cosa è l’International Games Week? Dove si svolge? Ma è una cosa soltanto americana? Con questo articolo si vuole tentare di rispondere a queste domande.
L’IGW nasce nel 2008, voluta dall’American Library Association (ALA) alla quale si è accodata quasi immediatamente anche l’Australian Library and Information Association. Anche nel nord dell’Europa si stavano muovendo in questa direzione, infatti le biblioteche di Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda organizzavano già un Nordic Game Day, divenuto in seguito Nordic Game Week.
Ma come mai a dei bibliotecari è venuto in mente di organizzare questo tipo di evento? Cosa c’entrano i giochi con le biblioteche?
Ormai da tempo, ma anche in passato lo sono state, le biblioteche non sono soltanto luoghi di studio e di prestito di libri ma piuttosto centro culturale di incontro e scambio di informazioni, luogo di aggregazione e di rifugio, sempre accogliente e senza pregiudizi. L’IGW nasce con l’intento di offrire qualcosa di più agli avventori delle biblioteche: mettere in risalto la forza educativa del gioco e videogioco e mostrare le biblioteche per quello che sono, luogo di incontro per fasce di età anche molto diverse (basti pensare che a scacchi si possono tranquillamente fronteggiare persone con età molto differente).
Il gioco diventa quindi mezzo per favorire l’interazione fra persone di cultura e fascia di età differenti. Ma non è solo questo: il gioco è un mezzo potente per allenare la mente e per educare al rispetto delle regole e dei ruoli. Il tutto avviene poi in biblioteca, luogo sicuro e pubblico. La biblioteca ne beneficia perché grazie al gioco aumentano le visite, soprattutto da parte di quelle fasce di età – i ragazzi delle scuole medie – che tendono a scomparire dalla frequentazione delle biblioteche pubbliche o le vivono come luogo da frequentare perché obbligati dall’insegnante di turno.

Per informazioni più dettagliate è possibile consultare il sito ufficiale dell’International Games Day Italia.

Per concludere, di seguito, la mappa mondiale con le biblioteche che hanno partecipato all’IGW2017. Come si può vedere USA e Australia, insieme ai paesi nordici, sono un passo avanti ma l’Italia è a livello europeo uno dei paesi più attivi.

BCBF: alcuni spunti di riflessione

Dopo aver fatto un breve report sulle prime impressioni sulla Bologna Children’s Book Fair proviamo a scendere nello specifico di quanto mi è stato possibile seguire. Gli incontri, come detto, sono tanti e spesso in contemporanea, quindi una scelta è necessaria. Seguendo i miei interessi, durante la giornata ho deciso di seguire gli incontri su: Un anno di narrativa per ragazzi, International Games Day 2017: risultati e prospettive, Harry Potter e i suoi lettori, AR/VR: where are they now? e Gli occhi nelle mani.

Il primo incontro, Un anno di narrativa per ragazzi, è stato un report su quanto hanno fatto uscire le case editrici nell’ultimo anno. Incontro molto piacevole che ha mostrato soprattutto quanto sia necessario portare avanti una ricerca di novità senza però perdere di vista la riedizione o la ripubblicazione di alcuni titoli classici che, paradossalmente, si trovano fuori catalogo ormai da anni. Come artefici di un buon lavoro sono state citate Mondadori Ragazzi che ha ripubblicato Il giardino di mezzanotte e Bompiani che con la collana Assaggi e Passaggi ha recuperato e riproposto molti testi della letteratura classica per ragazzi.
Negli ultimi anni si è assistito molto alla caccia al best seller di turno che ha però indebolito la qualità o la progettualità di alcune case editrici. Fortunatamente però c’è stata anche una ripresa delle collane, vero strumento delle case editrici per proporre opere “certificate” di qualità. Oggi si assiste a una creazione di collane molto ragionate con l’intento di farle diventare contenitori per una varietà di opere non omogenee. Quello che forse ancora manca è una collana ben strutturata per l’età 7/8 anni. Risulta essere questa un’età che non ha molte proposte di lettura, tra le quali però sono state citate Dory Fantasmagorica e Bjorn.
Mondadori contemporanea ha proposto una serie di nuovi romanzi che affondano le proprie radici nella classicità. Anche Giunti è uscito con molti romanzi vicini ai ragazzi.
In definitiva, è stato evidenziato come ci siano state molte uscite e siano state pubblicate molte opere di qualità, racconti che affrontano anche temi molto complessi e difficili ma scritti con l’intento di narrare una bella storia. Un altro elemento importante e da sottolineare è il fatto che nella produzione di collane e libri di narrativa vengono cercate anche strade alternative come, per esempio, l’utilizzo dell’illustrazione che sta andando molto bene. Non a caso il 2017 è stato un ottimo anno per la produzione fumettistica.

Alla precisa domanda se si stia facendo sentire la mancanza sul panorama letterario per ragazzi la figura di giovani scrittori italiani è stato risposto che, oggettivamente, non c’è stato un grande ricambio e non ci sono molti giovani scrittori che si dedicano alla narrativa per ragazzi. Allo stesso tempo però è stato evidenziato come uno dei libri più belli del 2017 sia La sfolgorante luce di due stelle rosse di Morisinotto.
Sembra quasi che alcuni scrittori bravi e italiani siano troppo legati al vizio di dover scrivere per le classi, legati quindi a una produzione letteraria con l’intento di realizzare qualcosa di utile alle scuole, perdendo il piacere di scrivere cose che hanno come fine ultimo quello di raccontare una bella storia.

Il secondo incontro a cui ho partecipato è stato il report dell’ultimo International Games Week. Visto che un riepilogo molto completo su quanto detto e illustrato con le slide lo potete trovare nel sito dell’evento (https://internationalgamesdayitalia.wordpress.com) non mi dilungherò molto. Bisogna sottolineare come l’aumento delle biblioteche partecipanti sia stato esponenziale e tutto fa pensare che la strada tracciata possa far aumentare anche in futuro il numero di proposte. L’incontro è stato molto piacevole perché i ragazzi che seguono la cosa sono davvero molto gentili e disponibili. Inoltre l’orario e il giorno non hanno favorito molto la partecipazione ma, da un punto di vista personale, la cosa è stata positiva. Essendo in pochi abbiamo potuto seguire con facilità il report e infine abbiamo potuto parlare e confrontarsi su come organizzare uno spazio giochi all’interno delle biblioteche. Il tema dei giochi nelle biblioteche è molto recente in Italia mentre negli Stati Uniti, e nel mondo del Nord Europa, l’aspetto ludico è molto diffuso da ormai qualche decina di anni. L’invito è quello di seguire il team di coordinamento tramite i social e attraverso il sito ufficiale linkato poco sopra.

Dopo questi due eventi ho dedicato un po’ di tempo alla visita degli stand degli espositori. Quello che ho percepito è che gli stand siano soprattutto un luogo di incontro tra addetti ai lavori, intesi come autori, editori, traduttori e rivenditori. Interessante comunque fare un giro per vedere le ultime novità in uscita e quanto proposto in generale.

Ci sono stati altri due momenti nel pomeriggio nei quali ho seguito delle conferenze. Il primo è stato un incontro in inglese sulla realtà aumentata e interazione con i libri. Mi sono trovato all’incontro quasi per caso ma è stato un momento molto proficuo perché è stato mostrato in maniera chiara come la realtà aumentata sia ormai uno strumento utile per approfondire alcune tematiche, anche scolastiche. L’utilizzo di un mezzo come il tablet invita i ragazzi a essere attivi nella lettura del libro. Un’alleanza tra libro e informatica che porta nel nostro mondo oggetti non-reali ma che si integrano nel reale, fornendo un numero di informazioni maggiori di quelli che si sarebbero trovate nelle semplici pagine di un libro. Nonostante siano stati fatti passi da gigante e l’industria informatica stia investendo un bel po’ in questo campo, serviranno probabilmente ancora alcuni anni prima di vedere un’integrazione completa tra libro “classico” e realtà aumentata. Di sicuro quella di Bologna è stata una dimostrazione di grande impatto.

L’altro incontro del pomeriggio si intitolava Harry Potter e i suoi lettori. Attraverso i dati di un’indagine condotta da Doxa per conto di Salani Editore è stato mostrato quanto Harry Potter (nel formato libro, ma anche tutto il mondo che si è creato intorno) abbia influenzato i suoi lettori. I dati sono molto interessanti e un’analisi completa, molto simile a quella condotta all’Authors Café della BCBF2018 è possibile trovarla nel sito di Doxa al seguente link: http://www.doxa.it/leredita-di-harry-potter-un-classico-che-fa-crescere-i-lettori-doxa-2016/.
Al di là dei dati, dai quali si hanno ottimi spunti ma anche alcuni risultati scontati, la riflessione che deve fare un biblitoecario, ma anche un editore o un libraio, è che veicolare determinati libri e storie porta poi i giovani lettori a essere influenzati da quanto letto. Molti lettori di HP hanno ammesso di essere stati influenzati e di aver condiviso i valori della saga ma anche di essersi appasionati alla lettura. Harry Potter rimane un caso unico, una saga di grandissimo successo che ancora oggi riesce ad avere numeri di vendita da capogiro, non tutte le storie dei libri riescono a influenzare così tanto i propri lettori ma la professionalità di chi lavora intorno al mondo libro risulta essere un elemento fondamentale anche dal punto di vista educativo.

L’ultimissimo incontro, seguito soltanto in parte, trattava della lettura da parte di persone con disabilità visiva. La breve introduzione ha fatto capire come associazioni ed editori stiano collaborando per far sì che le pubblicazioni escano anche in braille, permettendo così la lettura anche a persone con disabilità visiva.

Le cose da vedere sarebbero state molte altre ma la scelta di alcune diventa condizione di sopravvivenza. Purtroppo non ho avuto la possibilità di andare a Bologna anche gli altri giorni ma sono sicuro che gli incontri davvero meritevoli non siano mancati! Se voi ci siete stati e volete raccontarceli scriveteci al sito o registratevi e scrivete direttamente voi l’articolo!

Bologna children’s book fair: una prima impressione

Per la prima volta sono stato alla Bologna Children’s Book Fair, una tra le più grandi fiere del libro per ragazzi sul panorama europeo. E parto proprio da qui: è grande! Tanto grande che in un giorno si riesce a visitarla molto male se non si è pianificato con scrupolosa attenzione cosa vedere e quali conferenze seguire. Anzi, se si entra senza aver prima preso in mano il programma il rischio è quello di trovarsi a vagare come dei dannati in un girone dantesco, senza meta. Probabilmente, per chi c’è già stato, non dirò niente di nuovo. Queste righe servono soltanto a riportare un’impressione personale e un aiuto – spero – per chi non c’è mai stato.

L’offerta è molto ampia anche in virtù del target di questo evento, non creato per fare da tramite tra autori-editori-bibliotecari ma per far interagire tutte le figure professionali che ruotano attorno al pianeta libro. In realtà non solo libri, un padiglione della fiera è dedicato al merchandising e al settore più “televisivo”, dove gli intermediari delle emittenti o dei programmi televisivi si incontrano con i rivenditori degli oggetti.

Il trucco per muoversi bene all’interno della fiera è quello di pianificare il più possibile, capire quali sono le motivazioni per le quali siamo in fiera e in base a quelle scegliere dove andare. Personalmente, da persona che lavora nel mondo delle biblioteche e segue con attenzione alcuni progetti: una conferenza iniziale e generale sulla narrativa per ragazzi nell’anno appena passato, una parte dell’incontro di presentazione del n.118 di Liber, un incontro sull’International Games Day, una presentazione sull’integrazione della realtà aumentata con il mondo dei libri per ragazzi, il report di uno studio sulla percezione di Harry Potter a 20 anni dalla sua uscita e l’inizio di una conferenza sulla lettura ai ragazzi con disabilità visiva. Cosa ho appreso da questi incontri sarà oggetto di altri articoli, mi interessa qua soltanto mostrare che fare tutte queste cose è possibile ma la giornata è davvero intensa!

Ma partiamo dall’inizio, dalle impressioni di una persona che non c’era mai stata. L’arrivo alla fiera è piuttosto semplice, è ben collegata con delle navette a pagamento (1,30 € a tratta) alla stazione centrale di Bologna. Appena scesi dal bus alcuni bagarini hanno provato a venderci dei biglietti a prezzi scontati, cosa fatta in seguito anche in zona casse. Prima delle casse automatiche c’è una sorta di stanza dove è possibile stampare il biglietto per chi ancora non lo avesse fatto. Altrimenti ci sono le casse automatiche e non. Con la stampa del cartellino ci si avvia ai tornelli e si entra, poi si prende il porta cartellino e siamo in fiera! Tutto sommato operazioni veloci e snelle, a patto di avere il biglietto già comprato e stampato in mano. Il consiglio è: se non avete i biglietti omaggi, comprate il biglietto online e stampatevelo!
Si arriva direttamente al centro della fiera. Il clima è di festa e l’organizzazione, anche grafica, è attraente: elegante ma anche informale. Come si vede dalla mappa, la fiera ha un suo quadrato centrale dove c’è uno dei palchi più importanti (
Illustrators Café e il Bologna Illustrators Exhibition), il bookshop e l’infopoint. Da qui si ha accesso alle altre ali dove si sviluppa la fiera. Sempre da qui si sale anche ai piani superiori dove ci sono stanze che ospitano diversi convegni e incontri. La segnaletica risulta un po’ caotica all’inizio ma dopo un po’ ci si abitua e la cosa si fa più facile! Alla fine la fiera si sviluppa a croce, il trucco è mettersi sempre con le spalle all’ingresso e poi iniziare a muoversi.
Se andiamo a sinistra troviamo i padiglioni 21 e 22, paralleli e con punti di scambio: al piano terra ci sono gli stand internazionali. A circa metà percorso ci sono però delle scale mobili che permettono di salire al primo piano dove c’è un altro punto di incontro importante, l’
Authors Café.
Se invece, con le spalle all’entrata, attraversiamo il quadrato centrale e andiamo in avanti ci troviamo con la possibilità di accedere a due grandi padiglioni (il 25 e 26) che si sviluppano in lunghezza e che ospitano principalmente editori e autori italiani (nella prima parte) e stranieri.
In fine, con le spalle all’ingresso, andando sulla destra troviamo i padiglioni 31 e 32. Al 32 si possono trovare il 
Bologna Digital Media e l’Illustrator Survival Corner, al 31 invece c’è uno spazio dedicato un po’ meno ai libri, il Bologna Licensing Trade Fair, ovvero uno spazio riservato all’industria del licensing.
Il quadrato centrale ha 4 punti di accesso al piano superiore, contraddistinti dalle lettere A, B, C e D. Le lettere sono molto grandi e non ci sono problemi a trovare l’entrata giusta, casomai dovrete essere abili una volta saliti a trovare la stanza giusta.
Inutile cercare di dire quali sono le cose più importanti da vedere e i padiglioni più interessanti. Dipende dai vostri interessi e dal perché siete lì.

In una lunga giornata avrete bisogno anche di mangiare. Non preoccupatevi, troverete bar/ristoranti in diversi punti, oltre agli aperitivi che ogni tanto vengono offerti dagli espositori. L’unico consiglio è quello di scegliere orari relativamente tranquilli. Alle 13/13,30 si creano grandi file e rischiate di perdere qualche mezz’ora in piedi in attesa di un panino. Altro consiglio, sfruttate i bar dislocati nei punti più isolati: ho notato che nei bar al primo piano di solito c’era meno caos. C’è anche un ristorante ma, come anche nei bar, i prezzi non sono proprio popolari. L’acqua merita portarsela da casa.

Ma insomma, questa grande fiera mi è piaciuta o no? Sì, non posso che dire di sì! Si tratta di qualcosa di davvero enorme e richiede una pianificazione precisa e attenta, ma rappresenta un’occasione unica per riflettere sul lavoro che svolgiamo (qualsiasi esso sia) e per avere ottimi spunti per migliorarsi e proporre cose nuove. Sicuramente è anche occasione di confronto con i colleghi e dal confronto non può che nascere una sintesi che migliora tutta il movimento delle professionalità legate al libro.
Pur non essendo del settore, è lampante quanto questa fiera rappresenti un’occasione fondamentale per far incontrare autori-editori-distributori: nei tavoli dei vari stand si scrivono e firmano contratti che porteranno uno scambio e una traduzione in più lingue di tanti libri per bambini.

Non ho molte critiche da muovere a questa grande macchina, forse esserci andato il primo giorno mi ha favorito nel non trovare troppa confusione, ma in linea di massima mi è sembrato organizzato tutto in maniera efficiente. Qualche incontro, come quello con Tognolini, forse poteva essere organizzato in uno spazio più grande, ma a parte ciò, si può dire che ben poco è lasciato al caso.

Ultimo appunto, forse una nota dolente: la fiera è sicuramente riservata agli addetti ai lavori e si presenta come un momento di accrescimento e di investimento personale, i biglietti sono venduti a prezzi non contenuti. Il biglietto giornaliero costa ben 37 euro, per due giorni servono 67 euro e per quattro giorni 90 euro. Se si è soci AIB viene inviato un codice con cui riscattare un biglietto gratuito per un giorno. Probabilmente anche altri enti rilasciano codici per biglietti omaggio, ma sinceramente non so quali siano.

X edizione del concorso “A corto di libri”

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A corto di libri. I cortometraggi raccontano le biblioteche è un concorso nato nel 2009 e arrivato alla decima edizione. Lo scopo del concorso è quello di promuovere e rappresentare le biblioteche e i bibliotecari in maniera sintetica, attraverso, appunto, un cortometraggio.
Il concorso è organizzato dall’AIB con il sostegno di 
Centro per il Libro e la lettura del MiBACT, Free Library of PhiladelphiaPikes Peak Library District in collaborazione con IFLA – International Federation of Library Associations and Institutions Metropolitan Libraries Section, Gallucci editore, MediaLibraryOnLineDel Vecchio editore.

A seguire il regolamento:

1. Il concorso ha tre sezioni: a soggetto, documentario, pubblicità.

    2. Il concorso assegna cinque premi:

        a. Miglior film della sezione A soggetto

        b. Miglior film della sezione Documentario

        c. Miglior film della sezione Pubblicità

        d. Miglior film tra i vincitori delle tre sezioni (miglior corto dell’anno)

        e. Premio per cortometraggi IFLA Metropolitan Libraries, per il miglior film sulle biblioteche pubbliche nelle grandi città e nelle aree metropolitane.

    3. Il concorso è gratuito e aperto a tutti. I partecipanti possono partecipare con più video, ma possono inviare un solo film per sezione. Il soggetto principale del film deve essere le biblioteche e / o la professione bibliotecaria

    4. Per iscriversi al concorso è necessario compilare, firmare e inviare un modulo per ogni film. Il film deve essere inviato in formato digitale (.mp4 o .avi). MODULO DI ISCRIZIONE PDF: iscrizione2018

    5. Il film deve avere una durata massima di 20 (venti) minuti per le sezioni di fiction e documentario e un massimo di 2 (due) minuti per la sezione pubblicità.

    6. Se il film è stato precedentemente presentato ad altri concorsi, i partecipanti devono indicare nel modulo di iscrizione il nome del concorso, luogo e anno. I film già presentati a questo concorso negli anni precedenti non possono essere nuovamente inviati.

    7. I lavori devono essere concessi in licenza con una licenza Creative Commons CC-BY4.0. Ogni partecipante deve utilizzare musica, immagini e film di pubblico dominio o creati per il film o includere un permesso firmato dal titolare dei diritti; il partecipante deve ottenere il permesso da ogni bambino o minore di 18 anni che appare nel film.

    8. Per essere selezionato per il premio per cortometraggio IFLA Metropolitan Libraries, le voci in lingue diverse dall’inglese devono avere sottotitoli in inglese.

    9. La data di scadenza per le iscrizioni è il 28 aprile 2018. I film possono essere inviati tramite trasferimento file online (FTP) o tecnologia simile.

    10. Una giuria, presieduta dal critico Fabio Melelli, selezionerà il miglior film per ogni sezione; uno dei vincitori delle tre sezioni sarà assegnato il premio per il miglior film. I film premiati saranno proiettati durante la cerimonia che si terrà a maggio, presso il 31° Salone Internazionale del Libro di Torino (Italia) (10-14 maggio 2018).

    11. I film selezionati per competere per il premio del cortometraggio IFLA Metropolitan Libraries saranno giudicati dai bibliotecari che parteciperanno alla Conferenza Metlib IFLA a Belgrado, Serbia (13-18 maggio 2018).

    12. I vincitori di ciascuna Sezione riceveranno un certificato, libri, un abbonamento a MLOL Plus, due ingressi gratuiti alla Fiera Internazionale del Libro di Torino (Italia) e un rimborso delle spese di viaggio a Torino. Il vincitore del Premio al Miglior Film ricevrò 1.000 euro.

    13. Il vincitore del premio per cortometraggio IFLA Metropolitan Libraries riceverà:

        a. Se una biblioteca, 1.000 euro come contributo per le spese di viaggio al Congresso mondiale delle biblioteche e dell’informazione dell’IFLA a Kuala Lumpur (24-30 agosto 2018)

        b. Se un singolo cineasta, 1.000 euro in attrezzature per la produzione di film.

I premi possono essere variati dagli organizzatori.

    14. Le decisioni della giuria sono definitive e non possono essere impugnate.

    15. I vincitori di ciascuna delle sezioni saranno avvisati in anticipo in modo che possano partecipare alla cerimonia di premiazione.

    16. Tutti i file ricevuti saranno raccolti dai repository di AIB e IFLA e saranno disponibili su siti Web tra cui Facebook, YouTube, Vimeo, ecc. I film verranno proiettati durante eventi non-profit e per promuovere biblioteche e letture.

    17. Il concorrente è il solo responsabile del contenuto e della creazione delle opere.

    18. Gli organizzatori decidono su tutte le questioni non coperte da queste regole.

    19. Partecipare a questo concorso implica la piena accettazione di queste regole.

Ulteriori informazioni e modulo per l’iscrizione si trovano alla seguente pagina del sito ufficiale AIB: Concorso “A corto di libri”

Ex libris nei cinema italiani ad aprile

Arriva anche nei cinema italiani Ex libris, docufilm di Frederick Wiseman presentato al Festival di Venezia nel 2017. Verrà presentato in occasione della Giornata mondiale del libro. Il film è distribuito in Italia da I Wonder Pictures e l’AIB si sta impegnando affinché il film possa essere proiettato nel maggior numero possibile di cinema.
Sul sito AIB è possibile trovare tutte le informazioni e le locandine da stampare e appendere in alta risoluzione.
Per ogni altra informazione non possiamo che rimandare alla pagine nel sito AIB: 
http://www.aib.it/attivita/2018/67760-ex-libris-da-aprile-nei-cinema/

Di seguito il trailer del film.

Book number: lo conoscete?

Quasi per caso mi sono imbattuto nel libro di Carlo Bianchini intitolato Book number: uno strumento per l’organizzazione delle collezioni. Incuriosito mi sono interessato all’argomento. Al di là dell’argomento stesso, la cosa che mi ha sorpreso è stata non aver praticamente mai sentito parlare del book number. Anche i colleghi ai quali chiedevo se sapessero cosa fosse il book number mi rispondevano che non ne avevano mai sentito parlare. L’unica cosa da fare era prendere il libro e scorrerlo.

Primo avvertimento se tentate una ricerca sul web: il book number di cui parliamo non è l’ISBN! L’International Standard Book Number è un’altra cosa dal book number inteso come uno strumento utile ai fini di organizzazione di una biblioteca a scaffale aperto.

Il book number è un codice alfanumerico che integra la classe del libro e ci permette di individuarlo in una biblioteca a scaffale aperto. Non ha soltanto una valenza, per così dire, geografica, ma anche di identificazione e ordinamento all’interno della classe stessa di un libro. Il numero di libro, se ben fatto, ci permette immediatamente anche di conoscere altre caratteristiche del libro. Non si tratta quindi di un qualcosa che sostituisce la classificazione o il numero di chiamata, ma uno strumento che la integra. Per la sua complessità e la sua indubbia utilità in biblioteche di grandissime dimensioni, la collocazione a scaffale viene effettuata soltanto seguendo i numeri di classificazione e la prime lettere del nome dell’autore (e, dipende dai casi, magari le prime tre lettere del titolo). Potrebbe essere utile per l’utente, per esempio, sapere subito qual è la versione più recente di un determinato testo. Oppure, sapere quali sono i libri più recenti all’interno di una determinata classe (essendo più recenti si presume che sia i più aggiornati e completi). 

Il problema di utilizzare un numero di chiamata (classificazione + 3 lettere autore) senza altri elementi ci porta a inserire nella stessa linea dello scaffale, vicini e mescolati fra loro, libri dello stesso argomento ma di autori diversi. Oppure libri dello stesso autore ma in lingue diverse. Oppure, ancora, libri dello stesso argomento e scritti dallo stesso autore ma dove l’ordine cronologico o logico non rispecchia la realtà. Più di una volta mi sono ritrovato a dover scorrere decine di libri di autori con le stesse tre iniziali prima di trovare il testo che mi interessava…e se a dover perdere tempo siamo noi del settore, pensiamo agli utenti! Il book number dovrebbe risolvere questi inconvenienti, permettendoci di trovare i testi e allo stesso tempo aiutandoci a risistemare velocemente (e ordinatamente) gli scaffali.

Di book number però non si può parlare come un unico codice da comporre secondo una teoria ben delineata, il book number si disegna in base alle esigenze di una singola biblioteca. Questa particolarità è sicuramente una forza ma anche un limite: avere qualcosa di plasmabile ci permette di adattarlo a qualsiasi nostro bisogno, al tempo stesso però dobbiamo avere tempo e conoscenze per poterlo fare.
Il 
book number che è stato teorizzato a fine ‘800 è poi passato e utilizzato fondamentalmente attraverso le tavole di Cutter e nelle tavole di Cutter-Sanborn.

Il book number diventa quindi uno strumento molto utile ma ancora avvolto in una nebbia molto fitta, soprattutto in Europa. Per la sua complessità e il suo utilizzo finale è normale anche pensare che un codice di questo tipo assuma importanza fondamentale nelle biblioteche di grandi dimensioni e soprattutto a carattere scientifico. Se pensiamo alle biblioteche pubbliche, il rischio è quello di caricare troppo una collocazione a scaffale che già di per sé, come tutti i codici, diventa qualcosa di strano per chi non la conosce. Non bisogna però dimenticare che il book number non è soltanto un codice che ci ordina i libri nello scaffale, ce li ordina anche nella ricerca bibliografica, offrendoci informazioni in più. Il dibattito, quindi, è più che mai aperto, anche se la sensazione è che ormai il book number rimarrà soprattutto uno strumento teorico.

In queste poche righe è difficile spiegare bene cosa sia e come venga usato il book number, l’obiettivo di questo breve articolo era quello di chiedersi quanto davvero è conosciuto questo strumento dai bibliotecari italiani. Per informazioni più dettagliate e certamente più precise, il rimando è al libro di Carlo Bianchini citato all’inizio: http://id.sbn.it/bid/UBO4254622

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