Book number: lo conoscete?

Quasi per caso mi sono imbattuto nel libro di Carlo Bianchini intitolato Book number: uno strumento per l’organizzazione delle collezioni. Incuriosito mi sono interessato all’argomento. Al di là dell’argomento stesso, la cosa che mi ha sorpreso è stata non aver praticamente mai sentito parlare del book number. Anche i colleghi ai quali chiedevo se sapessero cosa fosse il book number mi rispondevano che non ne avevano mai sentito parlare. L’unica cosa da fare era prendere il libro e scorrerlo.

Primo avvertimento se tentate una ricerca sul web: il book number di cui parliamo non è l’ISBN! L’International Standard Book Number è un’altra cosa dal book number inteso come uno strumento utile ai fini di organizzazione di una biblioteca a scaffale aperto.

Il book number è un codice alfanumerico che integra la classe del libro e ci permette di individuarlo in una biblioteca a scaffale aperto. Non ha soltanto una valenza, per così dire, geografica, ma anche di identificazione e ordinamento all’interno della classe stessa di un libro. Il numero di libro, se ben fatto, ci permette immediatamente anche di conoscere altre caratteristiche del libro. Non si tratta quindi di un qualcosa che sostituisce la classificazione o il numero di chiamata, ma uno strumento che la integra. Per la sua complessità e la sua indubbia utilità in biblioteche di grandissime dimensioni, la collocazione a scaffale viene effettuata soltanto seguendo i numeri di classificazione e la prime lettere del nome dell’autore (e, dipende dai casi, magari le prime tre lettere del titolo). Potrebbe essere utile per l’utente, per esempio, sapere subito qual è la versione più recente di un determinato testo. Oppure, sapere quali sono i libri più recenti all’interno di una determinata classe (essendo più recenti si presume che sia i più aggiornati e completi). 

Il problema di utilizzare un numero di chiamata (classificazione + 3 lettere autore) senza altri elementi ci porta a inserire nella stessa linea dello scaffale, vicini e mescolati fra loro, libri dello stesso argomento ma di autori diversi. Oppure libri dello stesso autore ma in lingue diverse. Oppure, ancora, libri dello stesso argomento e scritti dallo stesso autore ma dove l’ordine cronologico o logico non rispecchia la realtà. Più di una volta mi sono ritrovato a dover scorrere decine di libri di autori con le stesse tre iniziali prima di trovare il testo che mi interessava…e se a dover perdere tempo siamo noi del settore, pensiamo agli utenti! Il book number dovrebbe risolvere questi inconvenienti, permettendoci di trovare i testi e allo stesso tempo aiutandoci a risistemare velocemente (e ordinatamente) gli scaffali.

Di book number però non si può parlare come un unico codice da comporre secondo una teoria ben delineata, il book number si disegna in base alle esigenze di una singola biblioteca. Questa particolarità è sicuramente una forza ma anche un limite: avere qualcosa di plasmabile ci permette di adattarlo a qualsiasi nostro bisogno, al tempo stesso però dobbiamo avere tempo e conoscenze per poterlo fare.
Il 
book number che è stato teorizzato a fine ‘800 è poi passato e utilizzato fondamentalmente attraverso le tavole di Cutter e nelle tavole di Cutter-Sanborn.

Il book number diventa quindi uno strumento molto utile ma ancora avvolto in una nebbia molto fitta, soprattutto in Europa. Per la sua complessità e il suo utilizzo finale è normale anche pensare che un codice di questo tipo assuma importanza fondamentale nelle biblioteche di grandi dimensioni e soprattutto a carattere scientifico. Se pensiamo alle biblioteche pubbliche, il rischio è quello di caricare troppo una collocazione a scaffale che già di per sé, come tutti i codici, diventa qualcosa di strano per chi non la conosce. Non bisogna però dimenticare che il book number non è soltanto un codice che ci ordina i libri nello scaffale, ce li ordina anche nella ricerca bibliografica, offrendoci informazioni in più. Il dibattito, quindi, è più che mai aperto, anche se la sensazione è che ormai il book number rimarrà soprattutto uno strumento teorico.

In queste poche righe è difficile spiegare bene cosa sia e come venga usato il book number, l’obiettivo di questo breve articolo era quello di chiedersi quanto davvero è conosciuto questo strumento dai bibliotecari italiani. Per informazioni più dettagliate e certamente più precise, il rimando è al libro di Carlo Bianchini citato all’inizio: http://id.sbn.it/bid/UBO4254622

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell’arte…ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all’AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

Will

Bibliotecario, storico, prof, amante della fotografia e dell'arte...ma soprattutto curioso. Percorro nuove strade per approfondire quelle già battute. Iscritto all'AIB, credo nella biblioteca come luogo fondamentale di una comunità, servizio non soltanto utile ma necessario.

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