Bonus cultura anche ai bibliotecari? Parliamone con chi sta portando avanti la proposta…

carta del bibliotecario
Edoardo Frasseto

Edoardo Frassetto: sta portando avanti l’idea di una Carta del Bibliotecario.

Le biblioteche sono un centro di formazione permanente che va ben oltre l’istituzione scolastica e i bibliotecari, per estensione, sono quindi anche formatori che istruiscono le persone su come e dove trovare le informazioni più adeguate ai loro bisogni. Se gli insegnanti hanno diritto alla Carta del Docente, perché i bibliotecari non possono usufruire di bonus da investire in formazione?

Lo abbiamo chiesto in questa breve intervista a Edoardo Frassetto, bibliotecario e promotore della Carta del Bibliotecario.

Il bonus cultura è un bonus erogato tramite la Carta del Docente. Sono 500 euro annui che i docenti possono spendere per la propria formazione o per l’acquisto di materiali utili al proprio lavoro. Perché dovrebbe essere concesso anche ai bibliotecari?

Dovrebbe essere concesso anche ai bibliotecari perché il loro lavoro è “immerso” nel mondo della cultura, promuovendola in tutte le sue forme, organizzando eventi, incentivando la curiosità dei cittadini, mettendo in relazione artisti e pubblico, stimolando alla lettura e chissà quanto altro i colleghi fanno ogni giorno.

Faccio un esempio molto pratico. Prima di proporre uno spettacolo teatrale o un autore nel mio Comune, Spresiano, un paese di circa dodicimila abitanti in provincia di Treviso, cerco sempre di andare a vederlo per farmi un’idea e per capire se potrebbe essere adatto e interessante per i cittadini. Tutto a mie spese. È anche arricchimento personale e lo faccio con grande passione, ma questo mio auto-formarmi non va anche a beneficio del mio lavoro?

Se poi ci mettiamo quanti colleghi mettono a disposizione i loro mezzi (telefono e macchina) per esigenze di servizio senza avere nessun rimborso, allora il discorso diventa ancora più ampio. È vero che non siamo obbligati, ma come fai a non usare il tuo telefono in caso di eventi, emergenze, comunicazione coi colleghi, etc.

Quello del bonus cultura sarebbe un incentivo alla formazione e un riconoscimento della nostra figura professionale.

Si potrebbe pensare di estenderlo con modalità simili a quelle utilizzate per i docenti?

Secondo me sì. Quello della Carta del Docente è un sistema che funziona, rispetto all’inizio sono stati messi dei paletti, ma nella sostanza il principio è valido: hai un tot di spesa che puoi utilizzare per la tua crescita personale e professionale. Ovvio che, se pensiamo che andare a teatro, ascoltare musica, leggere libri, fare formazione, ascoltare un autore non siano azioni che ti migliorano come persona, allora tutto vacilla. Io la vedo molto diversamente e quindi sono sicuro che se miglioro il mio bagaglio culturale miglioro anche nella mia professione e il beneficio arriva a chi usufruisce del mio lavoro. È una cascata.

Ma chi sono i bibliotecari che ne avrebbero diritto? Tralasciando la differenza tra bibliotecario e aiuto bibliotecario, ormai troppo labile, e definendo tutti gli operatori della biblioteca come bibliotecari, come si potrebbe estendere un beneficio di tale genere tra professionisti che in parte sono statali, in parte regionali o comunali e, purtroppo, tantissimi lavorano per le coop o associazioni? Considerando che molti comunali si ritrovano in biblioteca con una formazione completamente diversa e in associazioni e cooperative spesso le persone vengono utilizzare in vari ruoli…

Con questa domanda entriamo nel nodo spinoso della questione: a chi spetterebbe? Una domanda che troverà una risposta solo dopo un attento studio e con una consulenza tecnica. Per quel che mi riguarda io non distinguerei tra chi è dipendente diretto dell’ente interessato e chi esercita la professione per conto di cooperative e associazioni. E’ il ruolo, il lavoro che fanno la differenza, non l’inquadramento contrattuale. Non sono molto favorevole alla gestione tramite cooperative delle biblioteche, perché questa prassi spesso è uno stratagemma per un risparmio economico e sottintende l’idea per cui quello della biblioteca è un servizio minore rispetto ad altri, ma non posso nemmeno nascondere che ho vari colleghi, assunti da cooperative, che hanno una grande passione e fanno un lavoro ottimo e degno di stima. Quindi o è per tutti o per nessuno.

Per come la vedo io la Carta del Bibliotecario dovrebbe essere gestita attraverso le Regioni in prima battuta e poi con il supporto dei Comuni, che hanno il polso della situazione sul territorio.

Ci sono tante eccezioni, che andranno studiate nei particolari, per non commettere esclusioni ingiuste. Un grande lavoro, ma anche stimolante.

Sono già stati previsti, anche a grandi linee, i costi di una “Carta del Bibliotecario”? Chi dovrebbe finanziarla?

Non ho mai pensato a fare dei conti precisi, perché la proposta deve ancora entrare nel vivo di un percorso legislativo. Potrebbe anche essere l’occasione per fare una bella e completa statistica sul mondo bibliotecario italiano. La cifra da mettere in bilancia non è impossibile. Si fa presto a fare un conteggio “a spanne”. Fissiamo a quindicimila le biblioteche in Italia e a due dipendenti di media per biblioteca. Si parla di quindici milioni di Euro. Sono tanti?

Per me dev’essere lo Stato che finanzia, passando attraverso le Regioni. Deve inoltre fare da stimolo affinché le Regioni investano in maniera più sostanziosa nelle biblioteche e nella promozione culturale. Non c’è omogeneità e certi investimenti sono inferiori a quello che serve per avere un servizio sempre migliore.

Si sta muovendo qualcosa a livello politico? Esiste un comitato promotore?

Per adesso il comitato promotore è il sottoscritto. Lo dico senza vanità, molti colleghi si sono offerti di dare aiuto, ma, in questa fase preliminare di pubblicità della proposta, per essere veloce meglio fare da soli. Poi le cose cambieranno.

A livello politico agli inizi di marzo ho parlato con le senatrici Michela Montevecchi e Oriana Vanin, rispettivamente vice-presidente e componente della VII Commissione “Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport”  del Senato. Si sono rese disponibili a cominciare un percorso insieme per la scrittura della proposta di legge. È il primo passo, poi dipenderà dal Presidente della Commissione la calendarizzazione. Uno scoglio non da poco.

Ne ho parlato anche con la presidentessa di AIB Veneto, Angela Munari, e con la presidentessa nazionale AIB, Rosa Maiello, ma da parte loro ancora tutto tace. In futuro l’associazione, se le cose andranno avanti, sarà coinvolta direttamente per la audizioni e per una probabile relazione.

A livello personale alcuni mesi fa ho inviato mail a tutti i componenti della commissione cultura del Senato e al Presidente, Vice-Presidente e Segretari di quella della Camera dei Deputati. Zero risposte. Allora ho capito che bisognava parlarci direttamente.

Ho inoltre inviato una petizione al Senato, così come previsto dall’articolo 50 della nostra Costituzione, che dice che “tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità“. La petizione è stata “ufficializzata” a gennaio.

Approfittando poi di un lavoro di promozione di un libro che ho scritto su un viaggio a piedi lungo il fiume Piave, ho mandato una mail a gran parte delle biblioteche italiane, avvisando i colleghi di questa proposta. Un lavoro immane di copia e incolla degli indirizzi mail delle biblioteche dai siti di ogni polo bibliotecario. Non ho purtroppo un grande report di quanti abbiano letto e saputo, perché pochi colleghi mi hanno risposto.

A questo riguardo non posso nascondere la delusione nel constatare l’inadeguatezza dell’anagrafe delle biblioteche italiane, non aggiornata e incompleta.

Quando posso aggiorno sulla situazione sul mio blog http://edoardofrassetto.blogspot.it/.

2 commenti

  • Grazie Edoardo per questa intervista e per le informazioni contenute.
    Il “mondo” biblioteche come ben sai è molto vario e non sempre motivato e supportato. E’ una professione stupenda, impegnativa e in costante evoluzione ma non troppo considerata. (da pubblico e politici).
    Sono bibliotecaria per scelta, da 25 anni, in una realtà (provincia di Brescia) ove fortunatamente le biblioteche sono attive e hanno un discreto supporto dagli amministratori, certo si potrebbe (dovrebbe) fare molto di più, i tagli ai bilanci sono stati notevoli e le necessità sono molte.
    Appoggio la tua proposta e cercherò di coinvolgere colleghi, grazie per il lavoro e l’impegno.
    federica

    • Grazie a te, Federica. Anche io lavoro in un Comune in cui la biblioteca è stata (finora) ben sostenuta, ma non è dappertutto così. Spero di aver bene spiegato nell’intervista la motivazione della proposta.
      Adesso dovrò studiare una maniera per aggiornare in maniera meno dispendiosa di tempo le varie biblioteche di quello che succede. Mandare mail è diventato un sistema che mi richiede tanto tempo. Pensavo a un googlegroup a cui le biblioteche interessate devono iscriversi.

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