Storia delle biblioteche – un breve viaggio

Dal primo Medioevo all'invenzione della stampa

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Dal primo Medioevo all’invenzione della stampa

Con la fine dell’Impero romano e l’avvento del medioevo anche le biblioteche subirono un forte cambiamento. Di alcune rimase soltanto il mito, di altre sappiamo ben poco. D’altra parte, la storia delle biblioteche non può essere slegata dalla storia sociale e politica: la disgregazione del mondo antico portò a cambiamenti in ogni settore e le biblioteche non ne furono esenti.

Le biblioteche divennero soprattutto luoghi di conservazione e la copia dei libri, che stavano sostituendo lentamente i rotoli, era affidata esclusivamente ai religiosi, facendo scomparire la figura del copista.

L’utilizzo della pergamena, già conosciuta e utilizzata dai primi cristiani (Innis 2001: 174–176), portò a nuovi cambiamenti nella circolazione delle informazioni. La pergamena si presentava come materiale costoso ma particolarmente adatto per la scrittura di libri di grandi dimensioni, utile quindi per i testi sacri e i trattati di legge.

“In quanto medium durevole e adatto all’uso su vaste aree, la pergamena facilitò il sorgere delle biblioteche, e la produzione di un limitato numero di libri, che potevano essere copiati” (Innis 2001: 182).

Monasteri e conventi divennero le nuove biblioteche, spesso lontane dalle città e frequentate solamente da persone di chiesa. Gli argomenti dei libri in possesso erano dei più vari: insieme alle scritture religiose si potevano trovare manuali di botanica e di medicina.

Le collezioni erano piuttosto povere in termini numerici, anche se sappiamo che il valore del libro nell’alto medioevo era altissimo. Le biblioteche dei centri più noti possedevano al massimo 2000 volumi. In Italia uno dei maggiori centri era l’abbazia di Bobbio che conservava circa 700 testi (Serrai 2014a: 153). Particolare fu il caso del Vivarium. Il Vivario fu un monastero fondato da Cassiodoro, personalità siriana che raggiunse alte cariche politiche. Cassiodoro rimase sempre un laico e il monastero non fu mai legato a nessun ordine. La volontà di Cassiodoro portò il Vivario a realizzare una grande biblioteca che era arricchita con costanza grazie all’opera di abili copiatori (Cardini 2009).

Anche se le biblioteche dell’alto medioevo non potevano contare su numeri elevati di volumi, rappresentarono un importante momento per il mondo legato al libro e alla circolazione delle informazioni. In tante città italiane ed europee vennero istituiti gli scriptorium[1] destinati alla copiatura dei libri, favorendo la nascita di un mercato del libro, non ben organizzato ma sicuramente vivace. Così “la cultura” iniziò il suo cammino da una città all’altra, seguendo le rotte dei pellegrini. Ovviamente Roma era un luogo privilegiato ma tutti i centri che si trovavano sulla strada che portava alla città del Papa ebbero vantaggi da questo movimento culturale, sociale ed economico.

Il diffondersi dei libri, l’aumento dei centri di copiatura e un mercato che stava crescendo portò alla nascita dei primi cataloghi. Lo scopo era duplice: conoscere e far conoscere cosa era realmente posseduto. Siamo però ancora in un periodo nel quale le biblioteche erano soprattutto luoghi di conservazione e consultabili soltanto da pochissime persone.

La carta era ampiamente conosciuta in Cina fin dai primi secoli a.C.[2], in Europa arrivò attraverso gli arabi nel XII, passando dalla Spagna. La tecnologia di produzione iniziale prevedeva l’utilizzo di un mortaio (in Cina) o di una mola (utilizzata dagli arabi). Il fiorente mercato portò alla scoperta di una nuova tecnologia per realizzarla: a Fabriano nel XIII secolo viene realizzato un sistema che sfrutta l’energia dell’acqua: la pila idraulica a magli multipli azionata da un albero a camme. Sfruttando l’energia dell’acqua era possibile preparare l’impasto che avrebbe permesso la creazione dei fogli in maniera più veloce e con meno dispersione di forze, il che significava un abbattimento dei costi. Fino al XIV secolo l’industria della carta italiana fu la prima in Europa, in seguito nacquero cartiere anche negli altri stati e furono apportate nuove migliorie alla produzione (Innis 2001: 191–199).

Attorno ai centri universitari più dinamici si crearono delle biblioteche piuttosto fornite e più accessibili di quelle dei monasteri.

È un periodo che durerà qualche decina di anni, con il XV secolo e l’invenzione della stampa a caratteri mobili la circolazione dei libri e la conservazione nelle biblioteche sarà nuovamente trasformata. La rivoluzione tecnologica fu accompagnata da una nuova vitalità culturale. La stampa messa a punto da Gutemberg e l’utilizzo della carta permettevano di fare decine di copie tutte pressoché identiche di un determinato libro, a prezzi molto più accessibili. Era un procedimento veloce e nuovo, ma non sempre seguito con attenzione e le edizioni non erano sempre curate. È il periodo in cui si ricercano i testi dei grandi pensatori del passato. Si creò quindi un sistema di ricerca nelle biblioteche tra i testi realizzati dai copisti per poi correggere e migliorare le edizioni a stampa. Le biblioteche divennero forzieri pieni di tesori da riscoprire, confrontare e poi mandare in stampa dai migliori e più eruditi stampatori del tempo.

[1] Lo scriptorium era il vero e proprio centro di copiatura dei codici, un luogo nuovo che venne a crearsi all’interno dei monasteri.

[2] L’invenzione della carta, intorno al 105 d.C,  viene tradizionalmente attribuita a Ts’ai Lun, un alto funzionario dell’imperatore Hedi.

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