Storia delle biblioteche – un breve viaggio

Il mondo antico

La biblioteca, intesa come raccolta di documenti scritti, ha origini antichissime e si presenta come un’istituzione volta soprattutto a servire i bisogni di palazzo. La prima grande raccolta documentale può essere considerata quella della Biblioteca Reale di Assurbanipal, nell’attuale Iraq. Siamo nel VII secolo a.C. quando il re del popolo Assiro decide di dedicare uno spazio per contenere migliaia di tavolette di argilla scritte con caratteri cuneiformi. Nelle intenzioni di Assurbanipal, la biblioteca doveva avere funzioni di archivio e, tra le 25000 tavolette che conservava, si potevano trovare inni, auspici, incantesimi e letteratura nelle varie lingue delle popolazioni della Mesopotamia (Battles 2005: 27). La città di Ninive, che ospitava la biblioteca, fu distrutta e la documentazione che conteneva è stata rinvenuta soltanto a metà ‘800.

La funzione della biblioteca di Ninive non era soltanto quella di conservare. Voleva mostrare: il re Assiro aveva ambizioni universali e desiderava raccogliere il sapere nella sua biblioteca e far vedere alla sua gente (ma anche ai nemici) che lui, in un certo senso, era padrone della sapienza.

La realizzazione della biblioteca di Ninive non può sorprenderci. Dobbiamo considerare che la scrittura su tavoletta d’argilla fu utilizzata per la prima volta nelle città-stato del Sumer. La prima forma di scrittura cuneiforme fu ampiamente semplificata nel tempo, anche soltanto per la necessità di scrivere in maniera veloce su un mezzo che poteva essere inciso soltanto finché umido. Se in un primo momento la scrittura nelle città-stato fu utilizzata per motivi contabili, in seguito avrà un utilizzo diversificato che contribuirà ad affermare il potere dei sovrani e dei sacerdoti (Innis 2001: 76–111).

Sembra che Alessandro Magno (IV a.C.), qualche secolo più tardi, si sia ispirato proprio alla biblioteca di Ninive. Com’è noto, Alessandro non vide mai costruita la città che portava il suo nome. Il progetto fu completato qualche anno dopo la morte di Alessandro e la biblioteca fu costruita su indicazione di Tolomeo Sotere (Tolomeo I) (Battles 2005: 28).

L’ambizione dei Tolomei (IV- I a.C.) era di ospitare nella biblioteca i migliori studiosi del tempo, offrendo loro decine di migliaia di rotoli di papiro. Proprio il papiro rappresenta una peculiarità del popolo egizio. L’utilizzo del papiro aveva una storia antichissima: era utilizzato inizialmente nella prima dinastia che cominciò nel 2680 a.C. (Innis 2001: 60). La scoperta della lavorazione della pianta di papiro per farla diventare dei fogli scrivibili, rappresentò un cambiamento notevole nella circolazione delle informazioni. Insieme al papiro, ovviamente, furono inventanti anche dei pennini atti alla scrittura: anch’essi realizzati in materiale vegetale. Prima dei rotoli in papiro i geroglifici erano incisi principalmente su pietra ed è di facile comprensione la difficoltà che c’era nel far circolare le pietre scritte.

Le nuove tecnologie che permisero la scrittura su rotoli furono portatrici di grandi cambiamenti nella società egizia. Una scrittura più veloce e su un mezzo trasportabile portò i benefici maggiori nell’amministrazione pubblica e nella riscossione dei tributi. Acquisirono grande importanza gli scribi e i funzionari amministrativi del tempo, la scrittura e la possibilità di avere accesso alle informazioni creò delle vere e proprie caste ma favorì una secolarizzazione del potere (Innis 2001: 61–73).

I sovrani egiziani che si alternarono nei secoli successivi compresero che la supremazia culturale avrebbe portato enormi vantaggi per lo sviluppo della città e concessero ai loro studiosi il permesso di sviluppare ricerche in maniera autonoma, fornendo una biblioteca con un numero considerevole di rotoli di papiro.

In quegli anni di splendore per l’Egitto, la competizione per avere più testi nella propria biblioteca coinvolse anche le città di Rodi e Pergamo, oltre che la vicina Atene. Lo scopo di queste biblioteche era l’essere universali: possedere cioè libri di qualsiasi argomento, provenienti da luoghi diversi.

La biblioteca di Ninive e quella di Alessandria sono accomunate dal fatto che entrambe hanno avuto scopi interni, relativi all’amministrazione statale che le ha volute e di cui facevano parte. Gli inservienti e gli studiosi che le frequentavano erano sovvenzionati dallo stato e le biblioteche erano un mezzo per sviluppare il loro lavoro. La produzione degli studiosi significava per gli Assiri e per i Tolomei prestigio e supremazia sugli altri popoli.

L’accesso a queste due prime biblioteche, che potremmo definire non private, era comunque molto limitato, la cosa migliorò sicuramente ad Alessandria dove venne creato un secondo spazio bibliotecario nel tempio di Serapeo. Con questa biblioteca, esterna al palazzo e voluta da Tolomeo II, si ampliarono gli spazi per la lettura (Canfora 2017: 28–30). Si trattò sicuramente di un passaggio importante che differenziò le biblioteche della Grecia classica[1] da quelle del mondo ellenistico.

I romani vennero a contatto con i greci e con il mondo egizio e capirono ben presto l’importanza delle biblioteche. Cesare si mosse per organizzare delle biblioteche a Roma, affidando l’incarico a Varrone. Il progetto, che prevedeva due biblioteche gemelle, una con testi latini e l’altra con testi greci, non andò immediatamente in porto a causa delle vicende politiche che portarono alla morte di Cesare.

Si ritiene che la prima biblioteca pubblica a Roma sia stata inaugurata nel 39 a.C. da Asinio Pollione, come ci dice Plinio il Vecchio[2]. In poco tempo furono attive circa quaranta biblioteche. Da Augusto in poi tutti gli imperatori romani decisero di far costruire biblioteche a Roma e nelle maggiori città dell’Impero (Serrai 2014a: 149).

Le bibliotece vennero istituite nell’Impero con lo scopo principale di bilanciare il prestigio culturale di Alessandria, e, insieme ai templi, costituivano gli edifici pubblici più magnificenti, sicuri e accessibili” (Innis 2001: 170).

[1] Nel mondo classico la biblioteca è molto legata ai Licei, quindi agli studenti e ai professori, limitando di fatto l’apertura verso l’esterno.

[2] Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro VII [par. 115]: “Nella biblioteca di Varrone, che è la prima nel mondo istituita a Roma da Asinio Pollione con denaro dei bottini di guerra, è posta una statua di un personaggio vivente, con gloria non minore, come certo penso, di un eminente oratore e cittadino che dà a lui solo fra quella moltitudine di ingegni che ci fu allora, questo riconoscimento come quando Pompeo Magno gli dette quello navale per la guerra contro i pirati”.

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